L'utilitaria, che si trovava parcheggiata lungo la via Monaco alla frazione marina di Schiavonea, è stata con ogni probabilità fatta obiettivo dalle mani di ignoti piromani, per motivi oscuri, poco dopo l'una. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco del distaccamento di Rossano ai quali è toccata l'opera di spegnimento della vettura, ed i Carabinieri della Compagnia cittadina i quali hanno avviato le indagini del caso. Altre fiamme "sospette", nella stessa notte, hanno interessato la villetta estiva di proprietà d'un imprenditore edile di Rossano, in una zona del litorale della stessa città rossanese. I danni sono stati lievi per il tempestivo intervento da parte dei Vigili del Fuoco. Anche in questo caso hanno avviato indagini i Carabinieri.
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mercoledì 31 marzo 2010
Due incendi "sospetti" tra Corigliano-Rossano
Fiamme "sospette" hanno semidistrutto, la scorsa notte, l'autovettura di proprietà d'una operaia ventenne di nazionalità marocchina, I.T., regolarmente immigrata in Italia. Si tratta d'una vecchia Peugeot 206.
giovedì 18 marzo 2010
Crisi di maggioranza
"Dopo l’incontro tenutosi nella giornata di ieri, 17 marzo, tra la delegazione dell’Udc guidata dal segretario cittadino Cataldo Russo ed il Sindaco della città, Pasqualina Straface, si è reso necessario continuare i lavori in casa Udc. Alla presenza dei membri della direzione cittadina e del gruppo consiliare si è trovata in breve tempo una sintesi al proprio interno alla luce di quanto concordato con il Sindaco rispetto al nuovo assetto di Giunta. Presto ci sarà un incontro congiunto tra PdL e Udc e in questa circostanza l’Udc sarà chiamato ad offrire una rosa di nominativi da proporre al Sindaco per ricevere la delega lasciata dall’ex assessore Citino. La disponibilità ad assumere tale impegno è stata offerta da tutti i consiglieri, pertanto, uno di loro sarà il prossimo assessore. In tal modo, farà il suo ingresso in consiglio comunale il primo dei non eletti, l’amico Carmine Spezzano. E’ doveroso in questa circostanza ringraziare il Sindaco per la fiducia che, ancora una volta, pone nei confronti dell’Udc e che con tale gesto intende sottolineare che il governo della Città deve essere espressione dei gruppi politici di maggioranza voluti dagli elettori. Coerenza, lealtà, trasparenza e rispetto delle regole sono nel Dna del Sindaco che, attraverso il suo impegno quotidiano, sta facendo finalmente recuperare alla città il tempo perduto in questi anni. Troppo lungo per essere menzionato l’elenco delle cose importanti che il Sindaco sta mettendo in cantiere (sono circa 30 milioni di euro che rappresentano solo l’inizio per dare un nuovo volto alla nostra città, dal centro storico a Schiavonea, da via Nazionale a Cantinella, comprese le altre frazioni) e, comunque, grazie per averci dato finalmente pulizia sul territorio, per aver illuminato luoghi del territorio finora dimenticati da tutti e per avere già espletato le gare di appalto per la sistemazione definitiva del manto stradale cittadino che a giorni vedrà le imprese aggiudicatarie avviare i lavori"
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mercoledì 10 marzo 2010
“Sull'Area Urbana con Corigliano il Pdl eviti strumentalizzazioni elettoralistiche”
"Per ristabilire un completo quadro di verità, evitando strumentalizzazioni di carattere elettoralistico, occorre dire, innanzitutto, che tutte le opere inserite nei PISU (Progetti Integrati di Sviluppo Urbano), presentate lunedì in conferenza stampa, sono inserite al 90% nel piano strategico e al 10% nel Piano Triennale delle Opere Pubbliche, entrambi approvati dal Consiglio comunale.
I progetti inseriti nei PISU privilegiano la logica di integrazione e di rete e, riguardano interventi che sono in relazione con un disegno complessivo di promozione della competitività, dell’innovazione, del miglioramento della qualità della vita, attraverso il potenziamento di servizi di qualità e di attrattori di eccellenza. Proprio nella logica del lavoro di rete, i buoni rapporti con il Comune di Corigliano, consolidatisi solo di recente, con le due Amministrazioni Comunali in carica, abbiamo deciso di riqualificare, insieme a tante contrade, anche le aree marginali e le contrade adiacenti a Corigliano come Piragineti, inserendo nei progetti un asse viario Piragineti Toscano Joele, la riqualificazione del Petraro di Pirro Malena e di tanto altro. Quanto poi alle presenze dei Dirigenti alla conferenza stampa, vogliamo specificare che alcuni di loro erano fuori Rossano per questioni istituzionali. Più precisamente erano impegnati in una riunione indetta dalla Regione Calabria e dalla Provincia di Cosenza sullo sportello unico delle attività produttive. Adesso i professori del PDL, potranno scrivere sul loro registro delle presenze che erano assenti giustificati così staremo tutti più tranquilli. A questi professori del PDL, facciamo presente che prima di parlare si debbono documentare altrimenti si delegittimano in quanto ignoranti. Se poi sanno allora è ancora peggio perchè diffondono notizie false e tendenziose. Proprio ai Dirigenti, ai Funzionari e ai Dipendenti comunali gli amministratori, Sindaco in testa, vogliono rivolgere un plauso per il lavoro svolto con competenza, professionalità e passione dimostrando che erano e rimangono ingiuste le accuse rivolte alla Dirigenza da esponenti della destra".
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martedì 9 marzo 2010
“Delibera inammissibile per l'Area Urbana con Corigliano”
"La delibera di giunta n° 61 del 24 febbraio 2010 con la quale, alla chetichella, questa Amministrazione stabilisce le opere da realizzare con i fondi per l’Area Urbana Rossano-Corigliano, è inammissibile.
Semplicemente perché il bando prevede che quei fondi siano finalizzati per la realizzazione delle opere contenute nel Piano Strategico stesso che è stato approvato grazie a tutta la strumentazione urbanistica ereditata da questo governo cittadino e che, naturalmente, ne rivendichiamo la paternità. Riteniamo, pertanto, scorretto che siano “loro” a stabilire quale opera debba essere realizzata, senza coinvolgere il Consiglio comunale. Se questi amministratori decidono, insomma, di dirottare quei fondi, ben 14 milioni di euro, per altre opere, dovrebbero avere, quantomeno, la onestà ed il buon senso di coinvolgere la Pubblica Assise nell’apportare delle modifiche. Gli interventi del Piano Strategico sono a tema e inglobano più zone della città.
venerdì 19 febbraio 2010
Corigliano / Rubano alimentari all'Auchan: in manette due bulgari
Padre e figlio di nazionalità bulgara, K.K. e T.K., di 50 e 25 anni, sono stati tratti in arresto dai Carabinieri presso l'ipermercato Auchan del centro commerciale I Portali con l'accusa di furto aggravato.
I due erano stati fermati dagli agenti della vigilanza interna all'esercizio commerciale, i quali s'erano accorti dei loro movimenti sospetti tra le corsie. Avevano infatti occultato all'interno dei giubbotti generi alimentari ed altra merce per un valore di circa un centinaio di euro. Presi in consegna dai Carabinieri sono stati quindi dichiarati in arresto e condotti in caserma, per poi essere liberati, su disposizione del magistrato di turno presso la Procura di Rossano, in attesa che ne venga fissato il giudizio per direttissima.
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I due erano stati fermati dagli agenti della vigilanza interna all'esercizio commerciale, i quali s'erano accorti dei loro movimenti sospetti tra le corsie. Avevano infatti occultato all'interno dei giubbotti generi alimentari ed altra merce per un valore di circa un centinaio di euro. Presi in consegna dai Carabinieri sono stati quindi dichiarati in arresto e condotti in caserma, per poi essere liberati, su disposizione del magistrato di turno presso la Procura di Rossano, in attesa che ne venga fissato il giudizio per direttissima.
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martedì 16 febbraio 2010
Corigliano / Classe politica e questione morale: i "dubbi" di Algieri
"Mi chiedo se Corigliano sia onesta. Faccio tali considerazioni partendo da me stesso e premettendo che sono stato rinviato a giudizio per abusivismo edilizio e conseguente reato di abuso d’atti d’ufficio, in seguito alla realizzazione di una semplice copertura di un magazzino in contrada Santa Lucia realizzata molti anni fa.
Il tutto dietro querela di parte presentata dal signor Giorgio Aversente. Il Comune di Corigliano non si è costituito nonostante sia stato invitato dalle autorità giudiziarie, in quanto gli uffici ritengono che sia tutto in regola. Invito e prego l’attuale amministrazione comunale a volersi guardare gli atti di questa vicenda e a costituirsi qualora ritenga siano lesi diritti collettivi. Il tutto in nome della trasparenza. Unica persona sentita dall’autorità giudiziaria, che ha esposto sul caso, è l’ingegner Durante all’epoca responsabile del settore e oggi capo struttura politica del signor Aversente. Il procedimento è tuttora pendente e io sono pienamente fiducioso nell’operato della magistratura. Qualora dovessero essere accertate eventuali mie responsabilità, le mie dimissioni saranno consequenziali e immediate. Premesso tutto ciò, torno a chiedermi: Corigliano è onesta? Ci sono pentiti che accusano imprenditori e politici. Politici che, secondo alcuni giornalisti del Corriere della Sera (e mi riferisco all’articolo di Gian Antonio Stella sulla vicenda relativa ai presunti falsi braccianti) e la cittadinanza locale, pare siano coinvolti nelle truffe all’Inps con inerente scambio di voti. Ci sono figli di morti ammazzati che chiedono al Comune di costituirsi parte civile nei processi contro la ‘ndrangheta e di non essere lasciati soli. Ci sono imprenditori che “vantano” amicizie con le alte istituzioni millantando anche presunte ingerenze nel campo della giustizia e dei diritti dei cittadini. Alte istituzioni che fanno finta di non conoscere il passato di imprenditori e politici, vivendo con loro un rapporto stretto e personale. E mi riferisco a politici-imprenditori già condannati con sentenze passate in giudicato per contrabbando, reati contro l’ambiente e con una sfilza di procedimenti penali tuttora pendenti. Ci sono avvocati che, in piena aula giudiziaria, parlano di particolari amicizie tra magistrati ed imprenditori che influirebbero sul corso della giustizia. Ci sono abusi e deturpazione su tutto il territorio per quanto attiene l’edilizia. E ne abbiamo avuto contezza in occasione delle ultime alluvioni di fine settembre scorso. Ci sono scempi edilizi realizzati d’accordo con la politica, palazzi spariti nel nulla. Su tutto questo nessuno parla. Eppure i costruttori sono quasi tutti in giunta. Ci sono famiglie con stretti vincoli di parentela presenti in consiglio comunale e in giunta. Ci sono oneri di costruzioni che giacciono fermi e nessuno va ad accertare se siano stati pagati. Queste sono solo alcune delle cose che si verificano sul nostro territorio, ma tutto tace. Siamo tutti intoccabili. L’unico problema vero, serio, posto all’opinione pubblica dalle istituzioni e dalle forze dell’ordine sembra essere quello degli immigrati e delle prostitute. Siamo tutti contro di loro. E l’attuale amministrazione comunale non fa altro che avallare questo pensiero. Eppure così non è, considerato che le illegalità che si stanno perseguendo sono sì importanti, ma irrilevanti rispetto al resto che non emerge: grandi affari, speculazioni, interessi privati, poca presenza incisiva nelle grandi istituzioni. Probabilmente i problemi della illegalità non sono solo quelli legati all’immigrazione e alla prostituzione, ma ben altri. Oltre a questi e a tanti altri, in città esiste anche il problema della droga (vedi contrada San Francesco e alcune frazioni) nonché quello degli scippi che, soprattutto negli ultimi tempi, si verificano con una certa frequenza in particolar modo nel centro storico. Ma di droga non possiamo parlarne, perché non appartiene solo agli sbandati. È un argomento che appartiene anche alla gente benestante e, quindi, rientra negli argomenti intoccabili. In tutto questo, la politica dov’è? La stampa (tranne pochissime eccezioni) perché non ne parla? Per paura o per ingerenze? E le forze politiche sane dove sono? Se le forze politiche sono rappresentate da soggetti che mi hanno minacciato pubblicamente dicendomi che mi faranno sparire da questa città, che mi distruggeranno le aziende e che mi rovineranno, senza darmi alcuna spiegazione del perché di questa violenza inaudita. E non solo. Se il presidente della massima assise comunale, da me coinvolto, per paura e per avere delle spiegazioni sul motivo di queste gravi minacce, se ne lava le mani, beh questa non è buona politica. Questa città ha bisogno di un atto di orgoglio e di un richiamo alle responsabilità, che vanno rese pubbliche così come vanno denunciati tutti coloro che hanno contribuito negativamente alla crescita del nostro territorio. A mio avviso, la città vuole sapere se Corigliano è onesta. E le risposte le devono dare la politica e le istituzioni tutte al più presto".
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Il tutto dietro querela di parte presentata dal signor Giorgio Aversente. Il Comune di Corigliano non si è costituito nonostante sia stato invitato dalle autorità giudiziarie, in quanto gli uffici ritengono che sia tutto in regola. Invito e prego l’attuale amministrazione comunale a volersi guardare gli atti di questa vicenda e a costituirsi qualora ritenga siano lesi diritti collettivi. Il tutto in nome della trasparenza. Unica persona sentita dall’autorità giudiziaria, che ha esposto sul caso, è l’ingegner Durante all’epoca responsabile del settore e oggi capo struttura politica del signor Aversente. Il procedimento è tuttora pendente e io sono pienamente fiducioso nell’operato della magistratura. Qualora dovessero essere accertate eventuali mie responsabilità, le mie dimissioni saranno consequenziali e immediate. Premesso tutto ciò, torno a chiedermi: Corigliano è onesta? Ci sono pentiti che accusano imprenditori e politici. Politici che, secondo alcuni giornalisti del Corriere della Sera (e mi riferisco all’articolo di Gian Antonio Stella sulla vicenda relativa ai presunti falsi braccianti) e la cittadinanza locale, pare siano coinvolti nelle truffe all’Inps con inerente scambio di voti. Ci sono figli di morti ammazzati che chiedono al Comune di costituirsi parte civile nei processi contro la ‘ndrangheta e di non essere lasciati soli. Ci sono imprenditori che “vantano” amicizie con le alte istituzioni millantando anche presunte ingerenze nel campo della giustizia e dei diritti dei cittadini. Alte istituzioni che fanno finta di non conoscere il passato di imprenditori e politici, vivendo con loro un rapporto stretto e personale. E mi riferisco a politici-imprenditori già condannati con sentenze passate in giudicato per contrabbando, reati contro l’ambiente e con una sfilza di procedimenti penali tuttora pendenti. Ci sono avvocati che, in piena aula giudiziaria, parlano di particolari amicizie tra magistrati ed imprenditori che influirebbero sul corso della giustizia. Ci sono abusi e deturpazione su tutto il territorio per quanto attiene l’edilizia. E ne abbiamo avuto contezza in occasione delle ultime alluvioni di fine settembre scorso. Ci sono scempi edilizi realizzati d’accordo con la politica, palazzi spariti nel nulla. Su tutto questo nessuno parla. Eppure i costruttori sono quasi tutti in giunta. Ci sono famiglie con stretti vincoli di parentela presenti in consiglio comunale e in giunta. Ci sono oneri di costruzioni che giacciono fermi e nessuno va ad accertare se siano stati pagati. Queste sono solo alcune delle cose che si verificano sul nostro territorio, ma tutto tace. Siamo tutti intoccabili. L’unico problema vero, serio, posto all’opinione pubblica dalle istituzioni e dalle forze dell’ordine sembra essere quello degli immigrati e delle prostitute. Siamo tutti contro di loro. E l’attuale amministrazione comunale non fa altro che avallare questo pensiero. Eppure così non è, considerato che le illegalità che si stanno perseguendo sono sì importanti, ma irrilevanti rispetto al resto che non emerge: grandi affari, speculazioni, interessi privati, poca presenza incisiva nelle grandi istituzioni. Probabilmente i problemi della illegalità non sono solo quelli legati all’immigrazione e alla prostituzione, ma ben altri. Oltre a questi e a tanti altri, in città esiste anche il problema della droga (vedi contrada San Francesco e alcune frazioni) nonché quello degli scippi che, soprattutto negli ultimi tempi, si verificano con una certa frequenza in particolar modo nel centro storico. Ma di droga non possiamo parlarne, perché non appartiene solo agli sbandati. È un argomento che appartiene anche alla gente benestante e, quindi, rientra negli argomenti intoccabili. In tutto questo, la politica dov’è? La stampa (tranne pochissime eccezioni) perché non ne parla? Per paura o per ingerenze? E le forze politiche sane dove sono? Se le forze politiche sono rappresentate da soggetti che mi hanno minacciato pubblicamente dicendomi che mi faranno sparire da questa città, che mi distruggeranno le aziende e che mi rovineranno, senza darmi alcuna spiegazione del perché di questa violenza inaudita. E non solo. Se il presidente della massima assise comunale, da me coinvolto, per paura e per avere delle spiegazioni sul motivo di queste gravi minacce, se ne lava le mani, beh questa non è buona politica. Questa città ha bisogno di un atto di orgoglio e di un richiamo alle responsabilità, che vanno rese pubbliche così come vanno denunciati tutti coloro che hanno contribuito negativamente alla crescita del nostro territorio. A mio avviso, la città vuole sapere se Corigliano è onesta. E le risposte le devono dare la politica e le istituzioni tutte al più presto".
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CORIGLIANO: CHIESTO IL RINVIO A GIUDIZIO PER L'EX CAPOSETTORE ALL'URBANISTICA ANTONIO DURANTE
Il sostituto procuratore di Rossano Maria Vallefuoco ha richiesto il rinvio a giudizio nei confronti dell'ingegnere Antonio Durante, 56 anni, ex caposettore all'Urbanistica del Comune di Corigliano ed attuale funzionario dello stesso ente, per il preteso reato di rifiuto d'atti d'ufficio.
La vicenda che vede al centro Durante ha inizio nel novembre del 2002. Da allora, infatti, l'ex caposettore all'Ubanistica ha per ben tre volte negato una concessione edilizia correttamente istruita da parte dei titolari d'una azienda agricola, i fratelli Domenico ed Achiropita Lombisani, disponendo per altrettante volte il diniego della proposta presentata da parte di questi ultimi, relativa al progetto per la realizzazione d'un capannone da adibire alla preparazione ed alla commercializzazione di agrumi in via Svizzera di contrada Mandria del Forno. Ciò mentre lo stesso ex caposettore aveva già firmato dando il via libera ad altre tre concessioni edilizie i cui relativi progetti presentavano le stesse caratteristiche di quello invece respinto ai fratelli Lombisani. Con evidente disparità di trattamento - secondo il sostituto procuratore Vallefuoco - rispetto all'approvazione di progetti ed opere proposte da terzi per progetti edilizi realizzati sulla medesima via. "In barba", dunque, a uno dei principi fondamentali della Costituzione, vale a dire all'articolo 3 che sancisce l'uguaglianza dei cittadini davanti alla Legge. Con una motivazione addotta nei dinieghi dell'allora caposettore amministrativo Durante che era sempre la "stessa". Vale a dire quella - riconosciuta come immotivata dai giudici del Tribunale amministrativo regionale di Catanzaro - relativa alla mancanza di rispetto delle distanze dal ciglio stradale per come previsto dalle leggi in materia urbanistica. Ma, secondo il Tar, le distanze previste dal progetto erano rispettate e conformi alla legge. Tanto è vero che alla fine il capannone commerciale degl'imprenditori Lombisani è sorto e da qualche anno è in piena attività. Da qui la querela dei Lombisani, i quali avevano richiesto alla Procura rossanese di procedere penalmente nei confronti dell'allora caposettore all'Urbanistica. L'udienza preliminare nei confronti dell'ingegnere Durante (difeso dall'avvocato Nicola Candiano) doveva tenersi nella mattinata di ieri, ma per difetto di notifica dell'atto di citazione nei confronti dell'indagato è stata rinviata al 24 maggio prossimo.
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La vicenda che vede al centro Durante ha inizio nel novembre del 2002. Da allora, infatti, l'ex caposettore all'Ubanistica ha per ben tre volte negato una concessione edilizia correttamente istruita da parte dei titolari d'una azienda agricola, i fratelli Domenico ed Achiropita Lombisani, disponendo per altrettante volte il diniego della proposta presentata da parte di questi ultimi, relativa al progetto per la realizzazione d'un capannone da adibire alla preparazione ed alla commercializzazione di agrumi in via Svizzera di contrada Mandria del Forno. Ciò mentre lo stesso ex caposettore aveva già firmato dando il via libera ad altre tre concessioni edilizie i cui relativi progetti presentavano le stesse caratteristiche di quello invece respinto ai fratelli Lombisani. Con evidente disparità di trattamento - secondo il sostituto procuratore Vallefuoco - rispetto all'approvazione di progetti ed opere proposte da terzi per progetti edilizi realizzati sulla medesima via. "In barba", dunque, a uno dei principi fondamentali della Costituzione, vale a dire all'articolo 3 che sancisce l'uguaglianza dei cittadini davanti alla Legge. Con una motivazione addotta nei dinieghi dell'allora caposettore amministrativo Durante che era sempre la "stessa". Vale a dire quella - riconosciuta come immotivata dai giudici del Tribunale amministrativo regionale di Catanzaro - relativa alla mancanza di rispetto delle distanze dal ciglio stradale per come previsto dalle leggi in materia urbanistica. Ma, secondo il Tar, le distanze previste dal progetto erano rispettate e conformi alla legge. Tanto è vero che alla fine il capannone commerciale degl'imprenditori Lombisani è sorto e da qualche anno è in piena attività. Da qui la querela dei Lombisani, i quali avevano richiesto alla Procura rossanese di procedere penalmente nei confronti dell'allora caposettore all'Urbanistica. L'udienza preliminare nei confronti dell'ingegnere Durante (difeso dall'avvocato Nicola Candiano) doveva tenersi nella mattinata di ieri, ma per difetto di notifica dell'atto di citazione nei confronti dell'indagato è stata rinviata al 24 maggio prossimo.
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venerdì 5 febbraio 2010
Corigliano / Fratello e sorella: "colpo gobbo" malriuscito all'Auchan
Fratello e sorella: insieme, due ladri. Sono stati "pizzicati" nella serata di ieri dalla vigilanza interna del centro commerciale "I Portali" ubicato lungo la Statale 106 che li ha immediatamente bloccati consegnandoli poco dopo ai Carabinieri.
Già, perchè gironzolando tra le corsie delll'ipermercato i due avevano trafugato diversi capi d'abbigliamento ed alcuni dvd che avevano furbescamente occultato sotto i cappotti. Merce per circa duecento euro di valore che i Carabinieri, una volta che li hanno dichiarati in arresto, hanno provveduto a riconsegnare alla direzione dell'ipermercato. Un "colpo gobbo" malriuscito per i due: lui, G.T. di 21 anni, lei, L.T., di 20, entrambi incensurati. Ammanettati e condotti in caserma per le formalità di rito, sono stati poi rimessi in libertà su disposizione del magistrato di turno in Procura in attesa del giudizio per direttissima.
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Già, perchè gironzolando tra le corsie delll'ipermercato i due avevano trafugato diversi capi d'abbigliamento ed alcuni dvd che avevano furbescamente occultato sotto i cappotti. Merce per circa duecento euro di valore che i Carabinieri, una volta che li hanno dichiarati in arresto, hanno provveduto a riconsegnare alla direzione dell'ipermercato. Un "colpo gobbo" malriuscito per i due: lui, G.T. di 21 anni, lei, L.T., di 20, entrambi incensurati. Ammanettati e condotti in caserma per le formalità di rito, sono stati poi rimessi in libertà su disposizione del magistrato di turno in Procura in attesa del giudizio per direttissima.
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CORIGLIANO: INCENDIATA L'AUTO D'UN PREGIUDICATO
Ancora un'auto data alle fiamme nottetempo. Distrutta dalla furia del fuoco che in poco tempo l'ha divorata. Questa volta il teatro in cui s'è consumato il raid notturno da parte dell'"anonima incendi" è stata via delle Medaglie d'Oro, nel centralissimo rione Madonna della Catena allo Scalo cittadino.
Preso di mira un fuoristrada Jeep Cherokee di proprietà del 56enne Francesco De Cicco, residente in una strada vicina e ristretto agli arresti domiciliari perchè coinvolto, con l'accusa di estorsione, nel maxiprocesso istruito dalla Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro denominato "Corinan" il cui giudizio di primo grado è stato pronunciato di recente presso il Tribunale di Rossano. L'incendio del mezzo s'è sviluppato poco dopo l'una della scorsa notte quando sul posto sono stati richiamati i Vigili del Fuoco del distaccamento di Rossano, cui è toccata l'opera di spegnimento del rogo che l'ha travolto, e i Carabinieri della Compagnia cittadina che hanno avviato le indagini del caso. Gl'inquirenti non hanno rinvenuto alcuna tanica contenente eventuali residui di combustibile usato dai piromani ma la matrice dolosa dell'incendio è data per certa.
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Preso di mira un fuoristrada Jeep Cherokee di proprietà del 56enne Francesco De Cicco, residente in una strada vicina e ristretto agli arresti domiciliari perchè coinvolto, con l'accusa di estorsione, nel maxiprocesso istruito dalla Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro denominato "Corinan" il cui giudizio di primo grado è stato pronunciato di recente presso il Tribunale di Rossano. L'incendio del mezzo s'è sviluppato poco dopo l'una della scorsa notte quando sul posto sono stati richiamati i Vigili del Fuoco del distaccamento di Rossano, cui è toccata l'opera di spegnimento del rogo che l'ha travolto, e i Carabinieri della Compagnia cittadina che hanno avviato le indagini del caso. Gl'inquirenti non hanno rinvenuto alcuna tanica contenente eventuali residui di combustibile usato dai piromani ma la matrice dolosa dell'incendio è data per certa.
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IL GUP: CONTRO DIMA “ACCUSE GENERICHE”
“Per ben due volte, davanti a un Giudice, la Procura di Catanzaro non riesce a motivare i fatti per i quali pretende d’accusarmi e di portarmi in giudizio. Sa perché? Perché non vi sono né fatti né reati, perciò la famosa inchiesta di De Magistris non potrà che finire archiviata”.
Così “tuona” il deputato del Pdl Giovanni Dima, già Assessore regionale all’Agricoltura durante la presidenza dell’ex Governatore della Calabria Giuseppe Chiaravalloti. Ed eccoli, “rispediti” in Procura, gli atti relativi all’inchiesta su una presunta distrazione di fondi erogati dall’Agea (l’agenzia per le erogazioni in agricoltura dell’Unione Europea) al Dipartimento regionale dell’Agricoltura, che vede indagate undici persone. Tra esse proprio l’ex Assessore Dima. Leggendo le carte, l’altro ieri, il Giudice per l’udienza preliminare di Catanzaro Camillo Falvo ha pronunciato una nuova ordinanza praticamente identica a quella già pronunciata dal Tribunale collegiale catanzarese nel gennaio del 2008. Che in sostanza dice: non ci sono quei “fatti” cui la Procura vorrebbe dare rilievo penale. Ergo, le accuse formulate da ben due sostituti procuratori – prima Luigi De Magistris e poi Vincenzo Capomolla che l’altro ieri ha portato il fascicolo d’indagine al vaglio del Gup – sono generiche. Capi d’imputazione generici, dunque. Nell’ordinanza vergata dal Gup Falvo infatti si legge: “Le contestazioni mosse ai giudicabili, sia sotto il profilo spazio-temporale - condotte (tutte e senza alcuna distinzione) contestate come “consumatesi tra la fine degli anni ‘90 ed il 2005, in Catanzaro, altre parti della Regione Calabria e del territorio nazionale” – sia con riferimento alle singole condotte ascritte, sono formulate in modo generico in quanto non sono specificati i profili fondamentali dei “fatti” (…)”. E ancora: “con riferimento al capo d) della rubrica non sono specificamente indicati i finanziamenti comunitari indebitamente percepiti, né in che misura e a quali fini diversi parte delle erogazioni sarebbero state utilizzate dagli imputati; in quale attività sarebbe consistita la partecipazione di Novello Claudio al fine di far esercitare al Dima la sua influenza politica; con riferimento al capo e) non è indicata né la distrazione, né in cosa consisterebbe il riportato “fattivo contributo causale di Dima, Novello e Caruso”. Fu per questi ed altri motivi che il Tribunale collegiale, allora presieduto dallo stesso Giudice Camillo Falvo, nel gennaio del 2008 annullò il decreto che aveva già disposto il giudizio nei confronti di Giovanni Dima e degli altri dieci indagati. E gli atti vennero rimessi alla Procura, esattamente come accaduto l’altro ieri. La prossima puntata di questa singolare vicenda giudiziaria dovrà per forza intitolarsi in uno di due soli possibili modi: “archiviazione” o “processo”.
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Così “tuona” il deputato del Pdl Giovanni Dima, già Assessore regionale all’Agricoltura durante la presidenza dell’ex Governatore della Calabria Giuseppe Chiaravalloti. Ed eccoli, “rispediti” in Procura, gli atti relativi all’inchiesta su una presunta distrazione di fondi erogati dall’Agea (l’agenzia per le erogazioni in agricoltura dell’Unione Europea) al Dipartimento regionale dell’Agricoltura, che vede indagate undici persone. Tra esse proprio l’ex Assessore Dima. Leggendo le carte, l’altro ieri, il Giudice per l’udienza preliminare di Catanzaro Camillo Falvo ha pronunciato una nuova ordinanza praticamente identica a quella già pronunciata dal Tribunale collegiale catanzarese nel gennaio del 2008. Che in sostanza dice: non ci sono quei “fatti” cui la Procura vorrebbe dare rilievo penale. Ergo, le accuse formulate da ben due sostituti procuratori – prima Luigi De Magistris e poi Vincenzo Capomolla che l’altro ieri ha portato il fascicolo d’indagine al vaglio del Gup – sono generiche. Capi d’imputazione generici, dunque. Nell’ordinanza vergata dal Gup Falvo infatti si legge: “Le contestazioni mosse ai giudicabili, sia sotto il profilo spazio-temporale - condotte (tutte e senza alcuna distinzione) contestate come “consumatesi tra la fine degli anni ‘90 ed il 2005, in Catanzaro, altre parti della Regione Calabria e del territorio nazionale” – sia con riferimento alle singole condotte ascritte, sono formulate in modo generico in quanto non sono specificati i profili fondamentali dei “fatti” (…)”. E ancora: “con riferimento al capo d) della rubrica non sono specificamente indicati i finanziamenti comunitari indebitamente percepiti, né in che misura e a quali fini diversi parte delle erogazioni sarebbero state utilizzate dagli imputati; in quale attività sarebbe consistita la partecipazione di Novello Claudio al fine di far esercitare al Dima la sua influenza politica; con riferimento al capo e) non è indicata né la distrazione, né in cosa consisterebbe il riportato “fattivo contributo causale di Dima, Novello e Caruso”. Fu per questi ed altri motivi che il Tribunale collegiale, allora presieduto dallo stesso Giudice Camillo Falvo, nel gennaio del 2008 annullò il decreto che aveva già disposto il giudizio nei confronti di Giovanni Dima e degli altri dieci indagati. E gli atti vennero rimessi alla Procura, esattamente come accaduto l’altro ieri. La prossima puntata di questa singolare vicenda giudiziaria dovrà per forza intitolarsi in uno di due soli possibili modi: “archiviazione” o “processo”.
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